Audit e-commerce: la checklist per capire dove perdi vendite
Marketplace, sito, brand, pubblicità, catalogo, infrastruttura: le domande da farsi su un negozio online per trovare dove si perdono ordini, in ordine di priorità.

Quando un e-commerce non vende, la causa raramente è una sola. Di solito sono tre o quattro perdite piccole in punti diversi del percorso: poche visite giuste, schede deboli, un carrello che spaventa, un canale che nessuno cura. Un audit serve a trovarle e a decidere in che ordine chiuderle.
Questa checklist segue le sei aree che guardiamo noi. Non serve rispondere a tutto: serve capire dove le risposte sono «non lo so».
1. Presenza sui marketplace
- Su quali canali sei presente, e con quali prodotti?
- Le schede sono complete e curate, o sono state caricate e dimenticate?
- Qualcuno controlla la salute dell'account, i prezzi e le scorte?
- Le recensioni ricevute vengono lette, e le domande dei clienti hanno una risposta?
2. Sito proprietario
- Da dove arrivano le visite: ricerca naturale, pubblicità, link diretti, marketplace?
- Quanto è veloce da telefono, e quanti passaggi servono per pagare?
- Costi di spedizione e tempi sono chiari prima del carrello? È un punto che pesa molto, come abbiamo visto in carrello abbandonato.
3. Brand
- Foto, colori, tono: un cliente riconosce lo stesso marchio sul sito, su Amazon, sui social?
- Ci sono segnali di fiducia reali: recensioni, contatti, una politica di reso chiara?
4. Strategia ADS
- Cosa stai pagando, e cosa produce? Misuri gli ordini, non solo i clic?
- Gli eventi che contano (vista prodotto, aggiunta al carrello, acquisto) vengono registrati anche con il banner dei cookie?
- Le campagne hanno una struttura, o sono un unico contenitore?
5. Qualità del catalogo
- Descrizioni scritte da te o copiate dal fornitore?
- Foto, varianti, misure e dati completi per ogni prodotto?
- Le categorie hanno un testo che le spiega? Su questo vale quanto scritto in SEO per e-commerce.
6. Infrastruttura tecnica
- Giacenze, prezzi e ordini sono allineati tra i canali, o si aggiornano a mano? Vedi il catalogo unico su più canali.
- Le attività ripetitive (conferme, fatture, tracking) sono automatiche?
- Se un sistema si ferma, chi se ne accorge e quanto ci mette?
Come raccogliere le risposte
Non serve un software: servono gli accessi giusti e un'ora di attenzione. Apri Search Console e l'analisi del traffico per le visite, i pannelli dei marketplace per schede e salute dell'account, gli account pubblicitari per spese e risultati. E poi fai l'unica prova che nessun dato sostituisce: un acquisto vero, da telefono, dal primo clic al pagamento, annotando ogni punto in cui esiti. Quello che infastidisce te infastidisce ancora di più i clienti.
Gli errori più comuni
- Fidarsi di un solo punteggio. Il voto di velocità di una pagina non dice se i clienti riescono a comprare.
- Guardare solo il sito. Se metà delle vendite passa dai marketplace, un audit che li ignora è incompleto.
- Copiare una lista generica. Un catalogo di pochi articoli di alto valore e uno di migliaia di referenze hanno problemi diversi.
- Non ripeterlo. Un audit è una fotografia: dopo le correzioni va rifatto, per vedere se il quadro si è mosso davvero.
Come dare le priorità
Non tutto pesa allo stesso modo. Ordina i problemi trovati per vicinanza al pagamento: un checkout che perde clienti vale più di una categoria senza testo, e questa vale più di una nuova campagna. Poi conta lo sforzo: partire da ciò che si risolve in pochi giorni dà risultati che finanziano il resto. Accanto a ogni problema scrivi chi lo risolve e per quando: un elenco senza responsabili resta un elenco.
Un buon audit non produce un elenco infinito di difetti: decide cosa non fare per ora.
Cosa fare adesso
Se vuoi una fotografia di partenza senza dedicarci settimane, il nostro audit gratuito valuta queste sei aree in cinque minuti e ti dice da quale conviene cominciare. È un primo passo, non una diagnosi definitiva: serve a capire dove guardare per primo.


